Gino, uno degli abitanti di Villa Solaria, un giorno mi dice - E’ una  pittura antica - e non so bene perchè lo dice, ma è vero.

Succede nei giorni della mia terza esperienza collettiva di confine: questa si rivelerà via via più complessa delle altre. Il clima della favela di Rio e  la diffidenza del nativo guaranì non erano certo una passeggiata; forse il tempo ne ha attenuato le spigolosità. Qui ho dovuto rinunciare subito all’idea di fare un incontro mediato da momenti di manualità.Tutto è affidato allo scambio verbale. Così il conflitto nasce e prepotente si muove.

Giorni, tutti, uguali, fuori, incontri, diversi, dentro, calore, forza,  urla, sorriso,  bianco,  giallo, rassegnato, gigante, rabbia,  sospesa.  Terra  dove nascere.  Beatrice e la Lina, Giovanni e la Pia, Vera, Silvia, Carmela.  Tutti gli altri.

Ma  ritorniamo  a  Gino  che, forse  inconsapevolmente,  ha  colto  una  parte dell’anima  di questa pittura, fatta essenzialmente di velature,  una  tecnica che gli Antichi usavano per dare il tono alla pittura.

Incontro  è il significato tutto del lavoro e la meta di quei fasci  di  segni scavati  nel  muro. E’ stato molto forte, tanto forte da  risultare  in  certi momenti buio: quelle macchie scure dentro questo mare leggero.

Ma  non è solo buio. Gialli, un po’ in forma di attrezzi per la terra, un  po’ in  forma di ausili per la vecchiezza, così, scagliati, con rabbia, in  quella parte  che cresce dal basso, come tutto quello che è giovane. In alto un  percorso rettilineo scorre e si tuffa, nel desiderio di un incontro.

Resta un inconsapevole muoversi di poesia.

 

 

Sesto Fiorentino, 10 Ottobre 1992             Mimmo Roselli